Un’Altra Storia e Potere al Popolo Varese Nord

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A proposito di Pride e di Arcobaleno Non solo per gli occhi, è un piacere vedere i drappi arcobaleno issati in vari punti della città: in un semplice vessillo c’è il tripudio dei colori che dovrebbero gradire tutti i cuori e le menti che sanno riconoscere la Bellezza che salverà il mondo – come diceva Tolstoj -, la nostra stessa esistenza, la vita. Quella arcobaleno è, a un tempo, bandiera della Pace e simbolo dell’orgoglio gay. Bene, dunque, che la Città di Varese, si sia nuovamente adornata in occasione del Pride. Tutta un’altra musica, tutt’altri colori rispetto alla mestizia, al bianco e nero dell’immagine della città buia dei decenni passati. I colori, quelli considerati fondamentali, sono quelli dell’iride, dell’arcobaleno, appunto, ed è difficile pensare a qualcosa di più bello se si decide e si riesce a vivere a colori, non nell’oscurità. L’arcobaleno, da sempre, e sotto ogni cielo, suscita laicamente pensieri di serenità, di pace, d’amore e, in tutte le religioni, è il segno del legame tra la divinità e gli umani. Dio manda il diluvio universale per punire l’uomo per la sua malvagità e, quando l’arca approda sul monte Ararat, stabilisce un nuovo patto d’amore con gli umani che suggella mandando l’arcobaleno: “Questo è il segno del mio patto tra me e voi e tra ogni essere vivente che è con voi, per le generazioni, per sempre”. L’arcobaleno, dunque, anche come simbolo della riconciliazione delle varie confessioni religiose. Buddha, per portare aiuto agli umani, discende la scala dei sette colori. In India, l’arco di Shiva unisce Cielo e Terra, un po’ come la dea egizia Nut (raffigurazione antropomorfica del Cielo, mentre è un essere maschile a raffigurare la Terra), simbolo di protezione e benevolenza che veniva raffigurata col corpo inarcato sulla Terra). In Cina, l’arcobaleno rappresenta l’armonia dell’Universo e collega i princìpi opposti ying e yang. Nella mitologia dell’antica Grecia, l’iride accompagnava la messaggera degli dèi, Iris. L’arcobaleno, quindi, che annuncia tempi felici e allontana il dolore che il Male porta con sé. Il popolo Inca è il primo a usare l’arcobaleno per dipingere una bandiera, facendone un ‘logo’ di civiltà: i sette colori testimoniavano – prima della conquista spagnola – l’unione della gente indigena, così come coloravano i vessilli degli Indiani d’America. Varie sono le ipotesi su chi, in tempi recenti, abbia pensato (l’iniziatore potrebbe essere stato un americano che viveva in Inghilterra) di racchiudere l’arcobaleno in una bandiera di pace. Bertrand Russell (1872-1970) grande filosofo-matematico inglese, in carcere per il suo intransigente pacifismo, impegnato per la messa al bando delle armi atomiche e fondatore del Tribunale Russell in difesa dei diritti dell’uomo, vedeva in quei colori un segno distintivo, un simbolo di fratellanza (fatti ruotare una volta messi in cerchio, i sette colori rendono un’unica luce bianca…). Subito dopo la guerra, le bandiere arcobaleno vengono sventolate da movimenti antimilitaristi anglosassoni per poi raggiungere il continente. Rappresentano e vorrebbero scongiurare – assieme alla colomba di Picasso – timori e angosce universali: dopo una guerra conclusa con l’atomica, si vive un’altra stagione di guerra non combattuta ma sotto la minaccia nucleare generalizzata. In tempi via via più recenti, in Italia le bandiere multicolori si diffondono dopo il ‘46 come simbolo del movimento cooperativo e, durante la guerra di Corea, vengono sequestrate – come fossero armi – dai poliziotti di Scelba; come simboli contro la guerra, si moltiplicano nelle manifestazioni dei Partigiani della Pace (Eluard, Aragon, Brecht, Concetto Marchesi e tanti altri). Stagione di grande diffusione dell’arcobaleno è quella degli anni ‘60-’70 soprattutto in America, come simbolo libertario: lo sgargiante e fiabesco elemento atmosferico viene riprodotto su milioni di rainbow flag usate dagli hippy, dai giovani che credono nella pace e in un futuro ecologico (il vessillo incorpora anche i colori della “bandiera delle razze” voluta da Jesse Jackson. Nel 1961 si svolge la prima Marcia per la Pace Perugia-Assisi, ideata da Aldo Capitini, che adottò la bandiera multicolore, del tutto simile a quelle che conosciamo e usiamo oggi. Nel 1978 la comunità gay di San Francisco commissiona un simbolo a un artista californiano, Gilbert Baker che disegna una bandiera con otto strisce colorate, ma il rosa-sesso e il lavanda-armonia non vengono usati per abbassare i costi di produzione: rimangono il rosso-vita, l’arancio-salute, il giallo-sole, il verde-natura, il turchese-arte e il viola-spirito. Bene, in definitiva, il Pride, evento positivo di rivendicazione di diritti civili universali che nulla tolgono ad alcuno; ma addirittura si potrebbe raddoppiare, allargandone la prospettiva: ci piace pensare a una Festa Arcobaleno, di tutte e di tutti o, almeno, della stragrande maggioranza dei cittadini che vogliono vivere “a colori”, in un luogo di grande Civiltà, in una Città, finalmente e interamente colorata, felice, dov’è gratificante e bello vivere. Giuseppe Musolino – Un’Altra Storia e Potere al Popolo Varese Nord

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Fonte: Varese Pride