Orgogliosamente donna trans* non binaria e lesbica: la testimonianza di Eva

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Orgogliosamente donna trans* non binaria e lesbica: la testimonianza di Eva

Il pride month è finito, ma l’orgoglio di essere sé stessi continua. In questo articolo vorremmo riportare la testimonianza di Eva Croce, attivista della Rete Donne TransFemminista di Arcigay. 

Prima domanda: qual è la tua identità di genere e qual è stato il percorso che ti ha portat* al raggiungimento di questa consapevolezza?

Mi definisco donna lesbica, trans non binaria. Il percorso che mi ha portato alla consapevolezza di essere una persona trans è iniziato in età molto avanzata, nove anni fa, quando avevo 45 anni, grazie all’aiuto di una carissima amica che aveva intuito la femminilità che era in me e la mia voglia di manifestarla. Ho passato venticinque anni della mia vita in uno stato confusionale molto grosso; ho provato ad andare da psicologi e sessuologi ma hanno solo creato ulteriore confusione. Ho avuto anni veramente molto bui, ma alla fine sono riuscita a capire chi fossi veramente, e da quel momento la mia vita è totalmente cambiata. Credo che non ci sia esperienza più bella di quella di essere una persona trans* non binaria. In questi anni continuo a interrogarmi sulla mia identità sessuale: grazie ad una costante lettura di saggi sul tema e di confronto, grazie al mio attivismo, con altre soggettività trans* e non binarie, il mio percorso di consapevolezza, per fortuna, è ben lontano dall’essere concluso. Altre sorprese sono certamente in arrivo.

Qual è il tuo rapporto con i pronomi e con il tuo nome? Hai incontrato/incontri difficoltà con la lingua italiana che è estremamente binaria?

Monique Wittig, straordinaria femminista, filosofa e scrittrice di romanzi, nel suo libro Il pensiero eterosessuale, dedica un capitolo, scritto negli anni ’80, sui suoi esperimenti sul linguaggio non binario. Ella afferma: “…distruggere il genere nel linguaggio (o almeno modificarne l’uso)…fa parte del mio lavoro di scrittura”. Il linguaggio è certamente uno degli strumenti principali per operare una rivoluzione culturale, come quella messa in campo dalle soggettività non binarie. Le difficoltà per modificare il nostro linguaggio, sono parte delle nostre lotte. Sicuramente è impegnativo, bisogna esercitarsi, ma credo che sia importante provarci. Ci sono tantissimi modi per evitare l’uso di femminile o maschile nel linguaggio, parlare di persone trans e non di i/le trans è un esempio. Personalmente vivo senza fastidio l’uso dei pronomi che usano le persone nei miei confronti, amo molto le situazioni quotidiane in cui nel medesimo spazio mi apostrofano con un lei e subito dopo con il lui. Al momento per me è politicamente più fondamentale creare confusione, mischiando i pronomi, piuttosto di chiedere di usare un pronome neutro. Quindi certamente la lingua italiana è un ostacolo per uscire dalla visione binaria, ma sono fiduciosa che le giovani generazioni, estremamente creative nello sviluppare nuovi linguaggi, porteranno a termine questa rivoluzione. Diversa è la questione del nome, in italiano – per una volta più interessante della lingua inglese – diciamo: “come TI chiami?”, un invito a sceglierti il nome, e ancora una volta ringrazio l’universo di avermi fatta nascere persona trans*. Il nome d’elezione è la mia vera e profonda identità. Vorrei una legge che mi permettesse di mantenere la mia assegnazione maschio, e la possibilità di utilizzare il nome Eva sui documenti; se si attuasse sarebbe veramente una straordinaria rivoluzione culturale.

Hai incontrato/incontri dei problemi nel relazionarti con gli altri a causa della tua identità di genere/della lingua italiana binaria?

Il mio problema è con lo Stato, che non riconosce le nostre identità. Non posso cambiare il nome sui documenti, perché sarei obbligata ad un percorso lungo, costoso e discriminante, in quanto patologizzante. Stiamo lottando per cancellare la legge 164/82 e creare una nuova legge, che, come in tanti paesi europei, riconosca anche le identità non binarie. Tra le più avanzate quella maltese e quella danese, e fuori dall’Europa quella Argentina.

Come vivi il rapporto con il tuo corpo?

Sono una lesbica meravigliosa! Benissimo, sono arrivata in età molto avanzata a manifestare il mio lato femminile. Dopo cinque anni da travestita, nel 2016 decido che sia giunta l’ora di femminilizzare il mio corpo con ormoni femminili. Dopo pochi mesi perdo, finalmente, la mia sessualità maschile, e inizia a crescermi un bellissimo seno, vanto della mia vita, perfettamente naturale. Dopo alcuni anni in cui ho usato la parrucca, finalmente, grazie ai due partner che ho avuto negli ultimi 4 anni, acquisisco sicurezza e oggi sono orgogliosamente lesbica e calva!

Hai provato/provi disforia fisica/sociale?

Fisica no, non ho mai provato una vera e propria disforia del corpo, a parte un forte desiderio di avere il seno. Invece la disforia l’ho sempre avuta rispetto al genere che ero obbligata a interpretare: mi sento di essere tutto ma non certamente un uomo. Questo obbligo a performare il ruolo di uomo mi ha sempre creato tantissimi problemi. In ambito sessuale ho sofferto veramente tantissimo: avendo sempre amato donne, a circa vent’anni, con questo peso psicologico di fare l’uomo, il mio corpo si è ribellato, e ho avuto grossissimi problemi di impotenza. Dopo quarantacinque anni, grazie ad una carissima amica, ho dato luce a Eva, una lesbica trans*. Oggi, a cinquantaquattro anni posso dire che sono felicissima del mio corpo, della mia sessualità e della mia psicologia. Non esiste nulla di più bello che essere Eva!

Come vivi l’essere immers* in una società i cui servizi sono totalmente costruiti sul binarismo di genere?

Male, devo dire che è tutto impostato per non riconoscere le nostre identità non binarie, e questo aumenta gli ostacoli che dobbiamo affrontare nel nostro quotidiano. Ma le cose non vanno meglio per le persone trans binarie: il cambio sia del sesso che del nome anagrafico crea grossi problemi. Ad una donna trans non operata viene recapitata la richiesta di fare il pap test! Inoltre le regole binarie restano comunque discriminanti per tutte le minoranze sessuali, perché il binarsimo prevede un orientamento sessuale etero, e per me che sono lesbica subisco una doppia discriminazione. Ma sono certa che anche in Italia ci doteremo di una legge che, finalmente, comprenda anche le identità non binarie, e quindi servizi adatti anche alle nostre soggettività.

Come sarebbe un mondo ideale per te? Quali cambiamenti pensi siano necessari?

Un mondo in cui si arrivi a vedere le persone in funzione del proprio nome; anche le persone cisgender dovrebbero essere invitate, se lo vogliono, alla scelta di un nome che le identifichi. Come TI chiami? Eliminerei le categorie di sesso e genere, in tutti gli ambiti burocratici. Unico elemento, oltre al nome, da tenere in un documento sanitario, sono i cromosomi. La medicina di genere ci insegna che certi medicinali possono avere effetti totalmente diversi a seconda dei cromosomi, e per le persone intersex i cromosomi possono presentare diverse varianti, quindi ritengo i cromosomi un dato importante per la salute. Ma per il resto solo il nome, che deve essere distaccato da qualsiasi riferimento a genitali o altre caratteristiche del sesso biologico. A quel punto elimineremmo le discriminazioni nei confronti delle minoranze sessuali e di genere, e finalmente anche le discriminazioni nei confronti delle donne. In pratica sogno un mondo in cui l’eterosessualità, come modo di produzione di uomini e donne, venga finalmente sovvertita.

Un ringraziamento speciale ad Eva che ha sicuramente arricchito le nostre prospettive e un saluto a tutt* voi!

                                                                                                                             I responsabili dell’Area tematica Trans*